lunedì, 07 gennaio 2008
Assomigliare a se stessi è qualcosa che non ci interessa.


Non c'è motivo di ripetere temi già scritti, il che non vuol dire che non li vivremo più, anzi, forse altre forme prenderanno gli eventi, o altre narrazioni. Questo posto è stato buono, la compagnia talvolta ottima, ma la signora e il gatto vogliono mantenere la libertà di fermarsi, per mantenere almeno un po' d'incanto, o soltanto qualcosa che rassomigli al contrario della noia. Troppe parole già circolano, troppa è la voglia di apparire: prima che subentri un vago senso di nausea è meglio un ritiro sommesso.

Sospesa è la scrittura.

Un thé pieno d'affetto e riconoscenza per le vostre letture.


 

 

Mrs Molly Mou & Marshmallows

 


Scritto da: mollymou alle ore 19:52 | link | commenti (33) | categoria:
lunedì, 24 dicembre 2007
Il narratore

- Molly?

- Sì Marshmallows?

- Siamo morti?

- Non so, ma non credo ci sia nulla di diverso da prima.

- Quindi forse eravamo morti anche prima?

- Ecco: a volte ho pensato di sì, così immobile, sospesa, lasciata nel nulla. A volte invece sentivo d'esistere, che qualcuno mi riconosceva.

- Sì, capita anche a me. Gli ultimi tempi sono stati confusi. Non ricordo nulla; che è successo Molly?

- Rammento che eri sparito, che niente era senza dolore, che non capivo e che tu cercavi di vendicarti perché io ti avevo ucciso, e che infine, per la disperazione, mi sono uccisa.

- Quindi è vero: siamo morti.

- Quindi siamo qui, in questa strada di campagna, diretti a quella casa bassa che ci chiama.


- Guarda Marshmallows, lì in giardino, lo vedi?

- È lui! È quel tipo che continuiamo a sognare, nel quale io vedo qualcosa di te, e tu trovi che mi somiglia.

- Andiamo, svelto.


Mrs Molly Mou e Marshmallows potevano vederlo in carne e ossa, a pochi passi da loro. Raggiunsero il cancello e quello non parve accorgersene, anzi, salì i tre scalini ed entrò in casa. Lasciò la porta aperta. Molly e Marshmallows provarono a chiamarlo: senza risultato. Il cancello li fece passare, sulla soglia della porta ancora fecero sentire le loro voci, era impossibile che non venissero udite.

In un caminetto saettavano lingue di fuoco, il tizio, di schiena, armeggiava sui fornelli. Passò davanti a loro con delle tazze in mano e fece un vago cenno con la testa, guardandoli appena. I due lo seguirono in una stanza; egli stava seduto a una scrivania con un computer, una musica aleggiava e dei libri intorno non pesavano.

- Venite, venite -. Molly e Marshmallows si avvicinarono alla sedia dall'alto schienale e lessero quel che il tizio del sogno stava scrivendo: “- Molly? - Sì Marshmallows? - Siamo morti? - Non so, non credo ci sia nulla di diverso da prima.”


Mrs Molly Mou e Marshmallows posarono le mani sulle spalle del narratore, era lui che sognavano, colui che scriveva le loro storie, che, pensarono entrambi, manovrava le loro vite. Anche il pensiero a cui erano giunti li fece rimanere interdetti, poiché non parve autentico, indotto dalla volontà di un altro.

- No, non siete burattini – disse il narratore. La signora e il gatto guardarono il monitor, anche quella frase era scritta. Lessero quella dopo che diceva:

- Sei tu allora che ci tieni in vita?

- No, non sono solo io. Se esistete è per gli occhi che vi danno respiro, per i lettori che vi danno forma: il topo che di banale non ha nulla e senza il quale nulla sarebbe iniziato, la fata e le sue ali che portano il sorriso, l'aria che scorre e lascia solo tracce buone, la donna dal nome woolfiano che parla al cuore delle cose, la donna in nero che ama il giappone, la creatrice di storie e personaggi fiabeschi, il siciliano che di libri e paesaggi e persone, l'uomo che si perde solo per cercarsi nel bosco, l'entusiasta e vitale aspirante pubblicata, l'arcano, la maschera, il giullare... è negli occhi dei lettori la vostra esistenza, non nelle mie mani. E inoltre: anche io sono un personaggio ormai, mi vedete scritto, sono il narratore, che vive anche in te Molly e in te Marshmallows, e la vostra scomparsa sarebbe anche la mia -. Molly e Marshmallows si sedettero sul letto, sfiniti dalle rivelazioni. - Vi trovo stanchi, cari amici miei. Stendetevi e riposatevi pure. Dormite. Dormite.



Mrs Molly Mou e Marshmallows si risvegliarono nella loro casa, sul loro letto; il sole era sorto da poco, guardando fuori dalla finestra il paesaggio diede il buongiorno. Al tavolo, mentre il thè veniva versato nelle tazze, Molly stava leggendo a voce alta a Marshmallows.

- Io dico che questo personaggio del narratore può andare – disse Marshmallows una volta che Molly ebbe terminato la lettura.

- Ma sì, - la voce di Mrs Molly Mou scosse l'aria - basta che non sia invasivo.

Scritto da: mollymou alle ore 08:26 | link | commenti (17) | categoria:
sabato, 15 dicembre 2007
We dreamt a dream

Mrs Molly Mou e Marshmallows alla fine si sono ritrovati e adesso  sono in viaggio in una terra che non conoscono. Sono alla ricerca di un tizio che sognano ogni notte. Credono che trovandolo possano capire qualcosa di quel che è successo.
Scritto da: mollymou alle ore 15:40 | link | commenti (14) | categoria:
lunedì, 26 novembre 2007
Fine

Il giovane vestito di nero che immobile reggeva una clessidra enorme aveva qualcosa di familiare: il viso affusolato, il taglio e l'intensità degli occhi, quelle fattezze da felino. Egli restava di fronte a lei con un'aria impassibile, fissandola. Mrs Molly Mou se ne stava imbambolata seduta sul divano a guardare l'orologio antico. Erano già invertite le proporzioni, la parte inferiore era più colma di quella superiore. Concentrandosi nello stretto passaggio Molly notò la velocità con la quale i granelli precipitavano: niente di che, rovesciandola si sarebbe ripetuto il giro trito. Il giovane però cominciava a sorreggere con fatica lo strumento, mentre la caduta della sabbia proseguiva egli cedeva sotto il peso della clessidra, come se il deposito del tempo si riversasse su di lui. Mrs Molly Mou lo guardò crollare a terra e infrangersi insieme al vetro delle ampolle. - Marshmallows! - gridò Molly all'uomo. Ella tentò di muoversi, ma le gambe erano già intrappolate dalla sabbia, e presto tutto il corpo e la casa rimasero sepolti.


Mrs Molly Mou si svegliò per il fastidio al braccio, il sudore sulla fronte e sul collo era un'abitudine da un mese a questa parte: gli incubi la tormentavano ogni volta che riusciva a prender sonno. Si guardò dove aveva sentito male, ma la camicia da notte non rivelava nulla, eppure sapeva che era successo qualcosa che non era una novità; si tirò su la manica e constatò sull'avambraccio cinque lunghi graffi. Molly si spogliò nuda e mettendosi davanti allo specchio guardò come la schiena, le gambe, la pancia erano incise da cicatrici. Subiva le ferite solo quando dormiva, ma non venivano dall'esterno, poiché gli indumenti rimanevano integr: il gatto la colpiva dall'interno. Per quale motivo, si chiedeva Molly, il suo amato gatto, perché sapeva che non poteva essere che lui, si faceva vivo in quel modo? Forse aveva bisogno d'aiuto, forse le voleva scrivere un messaggio, forse faceva per non essere dimenticato. Mrs Molly Mou non sapeva rispondersi, nonostante non facesse che domandarsi la ragione.

Alcune notti dopo altro incubo terribile, di cui rammentò solo una pelliccia nera appesa, il risveglio deflagrò perché sentì la pelle del volto lacerarsi. Si portò le mani alle guance e le ritrovò rosse di sangue. Dagli occhi al mento, dalla fronte al collo: Molly era solcata da squarci profondi. - Perché Marshmallows? - gridò al vuoto della casa – Mi fai male così! 

A mezza altezza bloccò la mano che medicava le ferite e con spavento si osservò nello specchio: nel riflesso dei suoi occhi si proiettò la visione del ricordo della fine di Marshmallows. Piena d'orrore scese le scale e ruppe tutte le tazze da thé che aveva; si sentiva soffocare, uscì tremando e in affanno, con passo nervoso. Dallo scoglio non si fermò a guardare nulla e mentre si gettò nell'oceano non mutò il pensiero che la tormentava: - Sono io, io,  che ha ucciso Marshmallows.

Scritto da: mollymou alle ore 17:18 | link | commenti (24) | categoria:
lunedì, 19 novembre 2007
Ciao Marshmallows

Aria gelida frustava il volto di Mrs Molly Mou, le palpebre tenute aperte con sforzo tentavano di riconoscere il nero del gatto nel buio della notte. L'ululo degli alberi e le movenze sibilanti dei rami nodosi vibravano senza pause; la coltre delle nuvole spesse lasciò uno scampolo di luna, una luce rosa rivelò una rocca in rovina. Un torre ancora ritta ne annunciava l'antica forza, ormai perduta nelle pietre scheggiate e nei logorio dell'amalgama; lassù qualcosa si piegava alle raffiche: un vecchio stendardo, pensò Mrs Molly Mou, ma si rese subito conto che non era così. – Marshmallows! – pensò e gridò contemporaneamente Molly. Sì, sebbene gli desse la schiena non poteva che essere lui, il lungo pelo sembrava tirato da mano invisibili; il gatto stava fissando qualcosa davanti a sé, ma Molly non poteva intendere cosa dalla cima vedesse nel buio. – Marshmallows! Marshmallows! - Il gatto parve sentirla, poiché giro lentamente il capo verso di lei e la fissò con quei suoi occhi che fendevano la notte. – Molly – fece il felino – non devi preoccuparti. Un gatto cade sempre in piedi – e detto questo si buttò di sotto, nel buio che aveva di fronte, che Molly non sapeva dispiegare. La caduta ampliò l'oscurità e il miagolio acuto durò un'eternità. Un tonfo di un corpo precipitato in acqua. – Marshmallows! – gridò disperata Molly e si precipitò verso la rocca, ma nessuna porta pareva esistere. “Molly, non preoccuparti. Un gatto cade sempre in piedi”, ma sotto, e la verità martellava, c'era l'oceano.


Mrs Molly Mou scacciò via il cuscino e arrotolò le coperte, ormai impossibile riprendere il sonno. Cercò di riconoscere l'ora da uno sguardo all'esterno, si accorse dell'inutilità del gesto, s'infilò la vestaglia e scendendo cercò di non pensare al sogno. In cucina accese il fornello e mise sopra il bricco con l'acqua per il thé, come da due settimane il giradischi si azionò da sé e partì la solita canzone. Mrs Molly Mou si avvicinò alla portafinestra mentre le note e la voce inondavano il mare della mancanza. La canzone finì e si ripeté per altre due volte. Molly dette un'occhiata al divano, alla poltrona vicino al focolare, al tappeto: le rispose il vuoto, come da due settimane. Tornò al bricco sul fuoco, era trascorso più tempo del necessario, ma l'acqua non aveva nemmeno accennato la fase di bollitura; la fiamma faceva il suo dovere, ma Molly sentì col dito che l'acqua era fredda, come era successo ogni volta che aveva provato a fare il thé in quelle ultime due settimane. Molly si mise sul divano, raccolse dal cuscino un lungo pelo nero, lo tenne tra le mani e chiuse gli occhi. Ore dopo ripose il lungo pelo nero nello stesso posto da cui l'aveva preso, per poter ripetere il gesto l'indomani.

 


Da due settimane il gatto Marshmallows era scomparso.

 

 

Scritto da: mollymou alle ore 15:51 | link | commenti (17) | categoria:
domenica, 11 novembre 2007
Da una lettera sui silenzi
 

               Cara Molly mia,

è molto difficile incontrare il vero silenzio, non basta solo l'assenza dell'essere umano per crearlo, ma, quello che intendo io, necessiterebbe la privazione di qualunque rumore: in natura è quasi impossibile, c'è sempre un alito di vento, un movimento che incrina l'immobilità sonora, come se tutto ciò che vive tendesse ad allontanare il silenzio estremo: pochi secondi, giusto quelli per renderti conto che forse lo hai trovato e non fai in tempo a capire, che il silenzio assoluto non è più. Sai, non parlo qui del silenzio che si cerca per ritrovare il suono del nostro cuore e lo scorrere del nostro sangue, ma del silenzio universale. La mia ricerca sui suoni e sulla musica mi ha introdotto a questa concezione di silenzio, ma ho traslato il concetto oltre l'udito, a come i nostri sensi abbiamo un'ostinazione che lotti contro dei nostri concetti: gli occhi possono non vedere? Se li teniamo chiusi e solo il nero c'invade, comunque vediamo; è nero, ma non c'è il colore dell'assenza completa, non riusciamo ad averlo. Non esiste forma di non comunicazione, anche se taciamo comunichiamo che non abbiamo voglia di comunicare. Prima che questo pensiero, o sentimento (ma c'è sempre differenza Molly?) venga chiuso e lasciato a qualche spazzino del mio cervello ho capito che la morte ha la forma del silenzio assoluto. Il fatto che tu, Molly, e io, non abbiamo mai paura del silenzio quando siamo insieme è perché sappiamo, anzi sentiamo, che esso non è della materia del vuoto e della perdita, ma è intriso di ciò che sappiamo noi, della nostra storia.

Torno alla mia tenda, c'è una ninna nanna travestita da nuvola che aleggia su di me.

Ti bacio come sai, sebbene non sia lì.

                                                                    Ykos”



Marshmallows teneva il foglio di carta con attenzione, cercando di non sciupare quella pagina antica, carezzando con gli occhi le tracce d'inchiostro di un uomo morto molto tempo fa, di cui immaginava gli occhi e le mani che nel freddo di un inverno lontano erano rivolti a Molly. Il gatto rimase appeso a ricordi impossibili, abbandonato a fantasticherie, immerso in sensazioni però concrete, che sentiva nella pancia e nella testa. Con il muso spinse la porta e decise che si sarebbe unito a Molly.

La stanza era piena di una luce marina e proprio come immerso nell'oceano si credette Marshmallows. Mrs Molly Mou fluttuava, nuotava immobile, nel centro esatto della stanza, sospesa a mezz'aria se quella fosse stata aria. Anche il gatto provò a far ciò che Molly stava facendo da ore. Un tonfo e Molly cadde al suolo esausta, sudata fredda, completamente priva di forze.

Vegliandola nel sogno Marshmallows sentì che Molly parlava del silenzio assoluto, di un filo teso che vibrava in una direzione sola, della solitudine di chi porta i ricordi nel silenzio assoluto. Sveglia, accennò un sorriso al muso baffuto di Marshmallows. Il gatto le si buttò addosso e crollò dal sonno. Molly attese il suo risveglio, e quindi si mise a raccontargli di lei e di Ykos. Le parole non mutavano quel silenzio irreparabile che aveva preso Ykos, ma c'erano ancora silenzi vivi che chiedevano di echeggiare, di vivere.

 

 

Scritto da: mollymou alle ore 09:13 | link | commenti (15) | categoria:
lunedì, 05 novembre 2007
Equivoci del reale

 Successe che Marshmallows ritornò a casa dalla prova del labirinto più complicato, ovvero il deserto, come scritto da Borges, e non capì chi era quella donna vecchissima, che si muoveva a fatica intorno alla tavola di ciliegio. Rimase a osservarla in silenzio, quindi sgattaiolò (niente di più facile per lui) indietro e si mise alla ricerca di Molly. Girò tutte le stanze, uscì in giardino, tentò nell'orto, ma di Molly non c'era traccia; sbadatamente si voltò verso la finestra di cucina e vide la figura della sua Molly. In fretta si recò da lei, aprì la porta col muso e si apprestò a farsi cullare dalla sua amica: la donna però non era più, al suo posto, a filtrare del thé alla rosa, c'era una ragazzina di circa dieci anni. Marshmallows le si avvicinò, un odore familiare lo straniva e lo rassicurava allo stesso tempo; non l'aveva vista ancora in volto, ma temeva di sapere chi fosse. La ragazzina si voltò in quell'istante, fissò il gatto e senza parole rimasero occhi negli occhi. Marshmallows non resse la consapevolezza di quel che stava accadendo, scattò indietro e corse via. La ragazzina, come la vecchia di prima, era Molly. Marshmallows rimase con la confusione e il dubbio: equivoco degli occhi o equivoco del reale? Non sapeva. Si decise a controllare: Molly ventenne stava con una mano sotto l'acqua, Molly con una lunga treccia bianca osservava le venature di una foglia, Molly con la pelle d'ebano raccoglieva l'ombra di un raggio di sole. Il gatto si sentiva tradito dagli occhi e allora ricorreva alle narici: sì, Molly era sempre Molly; però perché doveva essere la vista a trasecolare e non l'olfatto? Allora non era Molly; ma la somiglianza era la stessa, differivano soltanto strane condizioni d'età e d'origine. Fu proprio pensando a questo che Marshmallows si sentì osservato, fece fare un giro ad angolo retto alla testa e scorse una Molly dai lineamenti orientali che teneva le pupille su di lui.

- Ciao Marshmallows - disse la donna sorridendo. Il suono della voce eruppe un brivido nel suo corpo: la voce di Molly.

- Ciao Molly - disse Marshmallows; la donna gli si avvicinava. Per qualche motivo non gli parve poi così diversa da come le era sempre sembrata.

- Sono contenta di rivederti, sono contenta che mi hai chiamata - disse Mrs Molly Mou.

 -Sai Molly, succede qualcosa di strano... -

-Sì,- lo interruppe Mrs Molly Mou - non so come tu mi possa aver vista, né come mi vedi adesso. Tu la prima volta eri un cucciolo minuscolo, poi sei stato un felino selvaggio tutto sporco di sangue, un grasso e vecchio micione dal pelo arruffato e tanto altro ancora -.

- Anche a te è successo? - chiese Marshmallows.

- Sì - confermò Molly. - All'inizio può spaventare -.

- È vero, a me ha destabilizzato -.

La conversazione che seguì fece emergere altre grandi parole in Marshmallows: amore, fratellanza, consapevolezza, uguaglianza. Grandi parole sì, questa affermazione di Mrs Molly Mou colpì molto il gatto, ma riscoprire gli atti dietro di esse, la libertà e il coraggio di difenderle contro le distorsioni, aprirle a un forma concreta quando il mondo sembra dimenticarsene. Sono grandi parole, semplici e complesse, da esercitare nel quotidiano: renderci figure familiari a noi stessi, non escludere ciò che ci spaventa, esercitare l'essenza delle parole, scovare la mano dietro l'opera, riconoscere negli occhi che scorrono queste parole un universo nostro parallelo, un essere umano.


-Molly?-

-Sì, Marshmallows?-

-Sai, non ti sta male quella coda, quei baffoni e quegli orecchi a punta -.

- Be', anche tu non sfiguri come vecchia signora dal buffo copricapo -. 

Scritto da: mollymou alle ore 09:02 | link | commenti (20) | categoria:
mercoledì, 24 ottobre 2007
Via via da questa favola

via via da questa favola
veloce e furioso su di una nuvola
gocciola gocciola il tempio storpiato
battiti e luci dietro un vetro annerito

il buco che si aprì rilasciò un gel gelido che spaccò la pietra, e lui come quella pietra rimase  tremante prima del crollo con la voglia di cancellare, to reset, soffiare violentemente via di dosso quel velo non vero e quella sensazione di rabbia che indeboliva le corde muscolari e che lo comprimeva in un capillare iperteso…inesploso
rimase lucido, freddo; non distolse il controllo dalla modulazione della voce impugnando ogni singolo armonico .
si accese una sigaretta con l’altra che stava raggiungendo il filtro.
continuò a parlare: spiegò che non aveva il giudizio sulla punta della lingua, che le sue egoiste sinapsi stavano rimbalzando in pareti a lei straniere.
Quel rumore metallico  proprio in croce tra le tempie e la fine degli occhi lo avvertì della molla rotta; ora era inutile al gioco e canzonato dalle sue stesse illusioni.
Ma intanto il corpo con la sua fisiologia automatica stava reagendo: poteva sentire la barba allungarsi,la pelle diventare più lucida mentre spurgava, le unghie annerirsi, la saliva affumicarsi ,acidificarsi; segnali di confine di odori acri.
Di li a poi tutto sarebbe cambiato? La bestemmia agli dei stava tornando sottoforma di crudele beffa pagliaccesca? quel mammifero/pagliaccio sarebbe poi impazzito dalla tristezza?
Un microsecondo di totale slancio verso l’assurda voglia di non sanità proiettò una slide di enormi immagini rosso cardinale/carnale,  poi nero muro/asfalto povertà.
Si vedeva bianco e stanco in una bianca stanza con le mani ingrossate e non più sensibili,vedeva code crescere e occhi infiammarsi nei drappi insanguinati.
No, niente di tutto ciò sarebbe successo,  lui lo sapeva, come lo aveva saputo tante altre volte che lo avevano abituato al recesso dalla eccezionalità.

 

Scritto da: mollymou alle ore 16:18 | link | commenti (10) | categoria:
domenica, 21 ottobre 2007
Langue & parole

 Si sentiva osservato, non con il peso inquisitore, ma con occhi curiosi. Dormiva, ma sentiva su di sé un'attesa senza spasimi; sopra il materasso la posa era quella solita, supino, una mano sullo stomaco, l'altra sulla coscia, il volo del sonno lo aveva già elevato. Sognava? Sognava forse. Un onda d'inchiostro lo sollevò e lo portò lungo i bordi del tempo impossibile, come domeniche dell'ottavo giorno, spiagge dimenticate lungo cartine mai disegnate. In un momento colse il barlume di un volto femminile, e quegli occhi solo per lui, uno sguardo così lungo su di sé non era mai stato, così leggero, senza giudizio; e il gatto che la signora accarezzava: nel suo sguardo non si sentì né uccello né cane, né preda né predatore. Egli pensa, o crede di sognare il pensiero, che un giorno verrà che i due sguardi saranno uno, si riconcilieranno in un'armonia sapiente, lo specchio dell'estate in quello dell'inverno porteranno a sopportare il mondo con meno gravità. L'onda d'inchiostro girava in circolo, movimenti di calma tempesta dentro una tazza da thé. Egli si sentì dolcemente perdersi, sciogliersi e svanire nel liquido tiepido che sarebbe stato bevuto dal felino e dalla signora. Entrambi gli occhi gli parvero un buon naufragio. Un tuono, il vento, il mondo, la vita lo svegliarono. Si mise a scrivere del sogno e anche in quel gesto si sentì scritto.

Mrs Molly Mou e Marshmallows si svegliarono all'unisono. - L'ho sognato ancora una volta – disse la donna.    – Sì, anch'io, di nuovo –. fece Marshmallows.    Il letto che aveva accolto il loro dormire sapeva ancora di Morfeo e d'inchiostro.     – Forse un giorno lo vedremo arrivare alla nostra porta – disse Marshmallows.      – Non so – rispose Molly Mou – credo che non sia così. Sai Marshmallows, non ti ho mai mostrato una cosa – Mrs Molly Mou impugno una chiave, aprì un cassetto sotto il letto e invitò il gatto a guardare. Lì sotto era teso un lungo filo, che finiva chissà dove, e su di esso erano appesi milioni di fogli.   – Non so se prima sono nate le sue visite notturne o la mia scrittura, il fatto è che adesso non distinguo più le mie parole dai sogni, se sia lui a dettarmele oppure io a dare le movenze coi miei segni neri. Le ho conservate qua, con direzione sconosciuta, lasciate all'universo del possibile, reale o meno che sia.


Occhi, in una mente e in un corpo, davano vita alla lettura, portati lungo parole di un'idea tanto distante quanto vicina, credendo di seguire segni determinati da altri, non ammettendo che se stessi, gli occhi, tracciassero la forma e l'esistenza delle frasi, fino allora inesistenti. La scrittura svanì e tutti noi con lei. 

 

Questo post è per chi sa.

 

 

Scritto da: mollymou alle ore 09:35 | link | commenti (15) | categoria:
domenica, 14 ottobre 2007
Le ali di Lucifero

 – Ciao –. Marshmallows non ricevette risposta. Occhi scuri si alzarono dalle ginocchia ed ebbero un guizzo di sorpresa. – Non è che hai dell'acqua, per favore? – insisté il gatto, la ragazzina scrollò la testa e il micio passò oltre. Dopo poco ritornò e la bambina era ancora seduta per terra, con la stessa pergamena in mano. – Stavo cercando Clara, sei tu? – le chiese il gatto – No perché dovevo offrirle un pranzo, tu come ti chiami? – La bambina attese prima di rispondere: – Clio – disse infine. – Beh, dato che non trovo Clara, se vuoi venire tu... – ma ella scosse la testa. Marshmallows la salutò e se ne andò.

– Non ti fa freddo? Brrr... a me sì. Ti dispiace se mi metto un po' vicino a te? Grazie. Oh, meglio così, sì! Sai, la donna con cui abito, si chiama Molly, è molto paziente, però mi sa che stavolta si è arrabbiata. L'ho combinata bella... ho fatto cadere un vaso a cui teneva tanto e adesso è a pezzi. Senti, non è che verresti tu con me, che da solo ho paura? – La bambina si abbracciò le ginocchia con le braccia e vi nascose il volto: – No, non mi fido –. – Bè: allora resterò qui anch'io – fece Marshmallows. Passarono la notte all'aperto insieme, il gatto, che finse tutto il tempo di dormire, la sentì russare e gridare nel sonno. La mattina, al risveglio, la bambina si trovò sola; al suo fianco un sacchetto bianco con dentro due cornetto al cioccolato, che divorò. Mentre si puliva la bocca sentì la voce di ieri: – Non ho avuto coraggio di entrare, mi sono affacciato alla finestra e Molly era là che cercava di rimettere insieme i pezzi del vaso. Ho paura che non mi voglia più bene. Da solo non ci torno, io sto qui con te. Posso?–. – No, voglio stare da sola –. Marshmallows abbassò il muso e se ne andò mogio mogio.

I colpi alla porta si udirono appena. Molly aprì e si trovò davanti una bambina con pochi vestiti strappati e sporchi, la pelle fina sopra lo scheletro aguzzo, gli occhi grandi di dolore, segni lividi sui polsi e sul collo; istintivamente Molly aprì le braccia, poiché le parve che ella dovesse cadere da un momento all'altro. – Non faccia male al gatto nero, è buono – disse la bambina. – Clio! – Marshmallows le saltò in braccio e la bambina prese ad accarezzarlo, sorridendo.

Clio visse con loro fin tanto che riuscì a raccontare la sua storia.

La prima volta mi offrirono una cena squisita, così ricambiai. Ma sapevano chi fossi, l'uomo, lo scrittore, era meno fesso di quel che pensassi e di quel che appariva dalla sua scrittura adolescenziale. Gli servivo e quindi mi hanno tenuta prigioniera per tanto tempo. Stavo in un buco in cantina, da mangiare mi davano quel tanto perché non morissi e ogni tanto arrivava lui. Delle volte c'era anche la moglie. Provai a fuggire e mi misero le corde. Diventavano sempre più ricchi, lo capivo anche da laggiù; lui era una celebrità dappertutto, grazie alle sue scritture, grazie a me; e la moglie non amava che il denaro. Fu grazie a un ladro che si introdusse nella casa che trovai la libertà. Mi stanno dando ancora la caccia, lo so, non possono permettersi di perdermi, avevano trovato la miniera d'oro, senza preoccuparsi della mia salute succhiavano alla mia fonte e mi sfruttavano: perché io sono Clio, la musa della storia e della poesia epica.”


Un gatto nero gli graffiava la schiena ed entrava in lui dalla ferita, sentiva che gli aveva raggiunto il cuore e da lì entrava in circolo nelle arterie, mutando il sangue in nero inchiostro. Ogni volta che lo scrittore che aveva fatto prigioniera Clio chiudeva gli occhi sognava che le arterie si rompevano e il suo corpo, senza ossigeno, agonizzava in quel modo. Nemmeno sua moglie sapeva più dormire, nel sogno tutti i gioielli e i vestiti le entravano nella pelle come milioni di aghi e scrivevano Clio.

 

Scritto da: mollymou alle ore 08:23 | link | commenti (24) | categoria:
Molly Mou
Blogger: mollymou
Nome: Molly Mou
Mentre sente il tempo che la leviga, Mrs. Molly Mou gira gli occhi intorno attenta a cercare nell'assurdità del circostante la scintilla che rischiari. Si riportano qui le sue ombre e i suoi meriggi. Con lei vive il gatto Marshmallows, il figlio di Nick Drake. Mrs. Molly Mou vi invita a sedervi mentre prepara il suo celebre e arcano thé. Marshmallows allieterà la vostra attesa.

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Odi et Amo
Nel Cuore
Ykos, Pink Moon, le nuvole, il cognac, i sogni, il thé, la calma: alcune parole che scandiscono le esistenze di Mrs. Molly Mou e di Marshmallows. Per saperne di più si consiglia la lettura delle pagine a fianco.

Kilophono
La musica che amiamo viene arcanamente riprodotta da Marshmallows alzandosi sulle zampe posteriori e strusciando, una sull'altra, le anteriori, mentre la coda si erge maestosa. Esempi vengono riportati nella categoria kilofono.
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Questo è ciò che potrebbe essere l'inferno: una piccola chiacchierata al mormorio del Lete riguardo ai bei tempi andati, quando preferivamo essere morti. Samuel Beckett
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